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Clara Garesio ©  
(Torino, 1938)

Architettura Onirica, 2012

Refrattario e terracotta decorata con smalti
cm 31 x 30 x 21

Minima sbeccatura.

Clara Garesio nasce a Torino nel 1938 e qui principia il proprio percorso formativo alla Civica Scuola d’Arte Ceramica, sotto la guida di W. Corallini. Incoraggiata dai brillanti risultati e dal naturale piacere sperimentato nell’espressione artistica, prosegue gli studi presso la scuola internazionalmente più accreditata del settore, l’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica G. Ballardini di Faenza. A Faenza ha tra i propri maestri nomi illustri della cultura ceramica, tra cui A. Bucci, A. Biancini, G. Liverani, T. Emiliani. La scuola è in questi anni (1952-57) una vera e propria fucina di artisti e tra i suoi compagni di studio vi sono molti futuri protagonisti della ceramica del Novecento, come lo svedese H. Hedberg, il francese A. Diato e gli italiani N. Valentini, P. Spagnulo, G. Gaeta, A. Leoni, I. Sassi. Sono anni di grosso fermento artistico e Faenza, con le sue botteghe, il Museo Internazionale delle Ceramiche, l’Istituto d’Arte e il Premio Faenza, rappresenta un nodo nevralgico del flusso di idee, esperienze e conoscenze in campo ceramico che percorre l’arte internazionale. In questo clima stimolante e dinamico Garesio ha modo di liberare la propria fantasia e di mettere in campo il proprio talento, sviluppando uno stile personale, che metabolizza la lezione dei maestri e le suggestioni dell’arte contemporaneaTerminato il Magistero nel 1957, Garesio rientra a Torino, dove lavora col ceramista V. Cerrato e poi alla manifattura VI.BI. Nello stesso anno avvia l’insegnamento presso l’Istituto Statale d’Arte G. Manuppella di Isernia, diretto dal ceramista G. Saturni. 

Nel 1962 giunge a Napoli, rientrando in una rosa scelta di docenti chiamati da più parti d’Italia per avviare l’Istituto Professionale di Stato per l’Industria e l’Artigianato della Porcellana G. Caselli, diretto dal ceramista G. Baitello e nato con la vocazione di dare nuovo impulso all’antica tradizione alto-artigianale. Ha inizio così una nuova stimolante stagione creativa che ha il proprio focus nella riscoperta della porcellana e nel confronto con la sua gloriosa produzione di Capodimonte. Il nuovo contesto le impone, infatti, di misurarsi con un approccio più accurato e controllato alla materia, che la porta a concentrare l’energia vulcanica della precedente fase espressiva in segni e gesti di calibrata efficacia. Il suo tocco si fa preciso e minuzioso, ma non meno lieve e sicuro, e, accanto alla pura invenzione, si dedica alla disciplinata rivisitazione/innovazione del patrimonio iconografico e stilistico tradizionale. Come già a Isernia, arte e progettazione sono integrate alla didattica, anche in ragione delle collaborazioni dell’istituto con aziende di settore e della regolare partecipazione a concorsi e mostre nazionali, come le fiere alla Mostra d’Oltremare di Napoli e la Mostra dell’Artigianato di Firenze, dove nel 1966 un suo servizio da caffè vince il Primo Premio. 
Dai primi anni Novanta si dedica in maniera più intensa e continua alla produzione artistica autonoma e rinsalda il legame con l’arte del fuoco attraverso la creazione quasi esclusiva di opere fittili. Accanto alle tipologie del vaso, del piatto e del rilievo, sviluppa in questa più recente stagione creativa nuove famiglie di oggetti artistici, attraverso i quali si appropria gradualmente di spazi fisici e di significato più ampi. Dà vita a piccole serie di manufatti unici, che vanno dalle piastrelle alle piastre traforate, ai Volti, alle Mani, sino ai più complessi Taccuini, alle Scatole delle meraviglie, alle Nature morte, o di installazioni d’impianto geometrico, come i mandala, oppure ottenute da composizioni aperte di elementi, che si dispongono nello spazio liberamente, come gli Appunti, le Architetture oniriche, i Corpi celesti, fino alle più recenti Fiorire è il fine e Al chiaro di luna.
Negli anni Duemila comincia il confronto col pubblico attraverso l’attività espositiva, che le vale l’interesse e il riconoscimento della critica. Nel 2005 è insignita del 1° Premio Internazionale Terra di Piemonte per l’Arte Ceramica e celebrata con una sala al Museo Artistico Industriale di Castellamonte nella 45° Mostra d’Arte Ceramica; nello stesso anno le sue opere fanno ingresso al MIAAO di Torino; nel 2006 le viene assegnato il Premio-Mostra alla Carriera Viaggio attraverso la ceramica del Museo Artistico Industriale M. Cargaleiro di Vietri sul Mare; nel 2018 le è assegnata la cittadinanza onoraria per meriti artistici del Comune di Atrani. Si susseguono intanto le partecipazioni a rassegne di respiro nazionale e mostre personali, come Ceramiche – timeless glamour alla galleria Terre d’Arte di Torino e Con-Creta-Mente a Villa Rufolo a Ravello nel 2007, 1 passione, 2 mani, 3 elementi… Clara Garesio! a San Salvatore de Fondaco a Salerno nel 2009, Una infinita primavera al Museo della Ceramica di Villa Guariglia di Vietri sul Mare nel 2015, Fiorire è il fine al Museo Duca di Martina di Napoli nel 2016, accompagnata da una monografia curata da F. Bertoni, Circle Time a Faenza nella cornice di Argillà 2018, e Mirabilia e naturalia: ceramiche e carte alla Casina delle Civette di Roma. Nel 2019 e nel 2022 è tra i quattro maestri omaggiati dalla biennale nazionale di scultura ceramica Keramikos.

Trattativa privata
Il singolo lotto non è acquistabile singolarmente in quanto è da intendersi come parte indivisibile di una collezione composta da oltre 135 opere realizzate da 93 importanti ceramisti tra il secondo dopoguerra ed il 2021, rappresentando, nella sua totalità, un unicum privilegiato per la comprensione dell'evoluzione dell'arte ceramica e del design italiano ed internazionale dal secondo dopoguerra ad oggi.